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Mi presento, mi chiamo
Valentina, ho 30 anni tondi tondi e ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio nella mia vita, sia con i miei genitori quando ancora ero una bambina, sia con il mio fidanzato.
Quello che vi sto per raccontare è il viaggio che, insieme ad una coppia di nostri amici, abbiamo fatto quest'estate negli Stati Uniti, per la precisione nel sud ovest degli Stati Uniti, attraverso California, Arizona, Nevada e Utah. Uno dei viaggio più straordinari della mia vita.
5 agosto
Il nostro viaggio ha inizio alle ore 3 del mattino a
Milano.
Lasciamo le nostre auto al parcheggio dell'hotel Da Mariuccia, a Robecchetto Con Induno, uno degli hotel nei paraggi di Malpensa, che offrono la possibilità di parcheggio e navetta per l'aeroporto a prezzi molto vantaggiosi.
Il volo, prima British e poi United Airlines, fa scalo a Londra e arriva a
Lax alle 13.25 ora locale.
Perse circa 2 ore in fila all’immigrazione, finalmente riusciamo ad uscire dall’aeroporto. La macchina l’avevamo
affittata online con la compagnia
Alamo Rent a Car, avremmo dovuto in realtà spendere circa 450 dollari, ma il tizio ci sconsiglia l’auto che avevamo scelto perché poco capiente e ce ne consiglia un’altra. Morale, alla fine ci attende in strada una nuovissima Ford Flex bianca scintillante. Un’auto parecchio brutta, ma devo dire col senno di poi, che si è rivelata comodissima per contenere 4 persone e altrettanti bagagli rigidi.
A
Los Angeles abbiamo prenotato 3 notti nel
quartiere di Glendale, al Golden Key Motel, un tipico motel americano con piscina, dignitosissimo per la cifra che costava (abbiamo speso a stanza 266 dollari per 3 notti). La zona non sembrava niente di che, ma non ci importava molto, dato che a Los Angeles non esiste un centro e comunque devi spostarti in macchina, ma la prima sera, vagabondando in cerca di un fast food, abbiamo scoperto, subito dietro al motel, una
piazza fantastica, L’Americana. Lo scenario è surreale, dalle strade abbastanza anonime di L.A, a questa piazza con al centro una fontana enorme, perfettamente sincronizzata con la musica diffusa tutt’intorno dalle
casse appese ai lampioni di tutto l’isolato. Attorno alla fontana un prato all’inglese conservato meravigliosamente e alcuni fast food, ristorantini e bancarelle. L’atmosfera che mi ricorda è quella di una cittadina di provincia magari del New England. Da vedere! Ovviamente la prima cena è a base di hamburger per iniziare la vacanza nel migliore dei modi. Il fast food è proprio nella piazza e si chiama
Diner’s, hamburger strepitosi.
6 agosto
Abbiamo in programma di fare un giro della città, in cui sono già stata e che ricordo come non particolarmente bella o di carattere. Ci rechiamo ovviamente ad
Hollywood Boulevard a vedere il
Kodak Theatre, la scritta Hollywood, le stelle sul marciapiede e il
Chinese Theatre dove si possono ammirare le impronte dei divi.
Poi la visita si sposta a
Beverly Hills ad ammirare le ville dei ricconi iraniani che ormai popolano gran parte del distretto. Giro in auto per Mulholland Drive.
Pranzo a
West Hollywood, da Johnny Rocket, una certezza tra i fast food.
Nel pomeriggio decidiamo di spostarci sul mare e visitare
Malibù (e un immancabile
aperitivo sul pontile),
Santa Monica, ma solo di sfuggita perché è sabato e in giro c’è una ressa pazzesca per raggiungere il famoso molo, e infine ci spostiamo verso Venice Beach, sperando di vedere quell’umanità “freak”, che pare popoli il suo lungomare.
In realtà arriviamo quando il sole sta tramontando e il tempo sta diventando pessimo, fa freddissimo e minaccia pioggia, perciò dopo quattro passi tra la fauna locale, che non era proprio il massimo della vita... risaliamo in macchina e decidiamo di tornare verso Glendale e di cenare da
Denny’s (una
catena di diner’s tra le migliori!)
7 agosto
In programma abbiamo una giornata intera agli
Universal Studios!
La nostra fidatissima guida Routard ci consiglia di fare il giro al contrario rispetto a quello che fanno tutti, perciò come prima cosa, ci fiondiamo nella parte “lower” all’attrazione di
Jurassic Park (stupenda! Capiamo immediatamente come abbiano fatto a spendere più soldi che per il film!), poi le montagne russe della Mummia.
Torniamo nella parte “upper” e, dopo una coda di circa 15 minuti, entriamo ai
Simpson 4d, forse la migliore
attrazione in assoluto. Non voglio svelare nulla, ma siamo usciti da lì assolutamente esaltati! Un’altra attrazione incredibile è quella di
Waterworld, acrobazie acquatiche, giochi col fuoco, un aereo vero che plana a pochi metri dal pubblico. Gli americani ci sanno proprio fare quando si tratta di entertainment!
Per la cena decidiamo, dato che è la nostra ultima sera a L.A, di tornare alla piazza Americana e di gustarci ancora quei buonissimi hamburger della prima sera.
8 agosto
Si parte per il deserto! La destinazione è
Williams. Usciti da L.A ci addentriamo nel
deserto del Mojave, non è angosciante come pensavo, anzi questa distesa sterminata nella quale della traccia dell’uomo c’è ben poco, contribuisce in qualche modo a trasmettermi un senso di pace.
Fa caldo, molto caldo, ci sono circa
45 gradi e decidiamo di fermarci a mangiare in un’area di servizio, l’unica nel giro di molte miglia. Siamo sulla
Route 66 e i ragazzi che gestiscono il posto hanno fatto leva su questo per creare un’atmosfera unica. Sulle
pareti hanno dipinto a mano tutto il percorso della Route 66, con anche le varie attrazioni e le distanze per arrivarci.
Verso tardo pomeriggio arriviamo a Williams, una cittadina “western”, forse un po’ troppo turistica, ma molto carina e suggestiva. Somiglia a
Radiator Spring del film d’animazione Cars.
Il nostro alloggio fa parte della catena
Motel 6 (presenti in tutto il paese), un po’ bruttino rispetto agli altri che vediamo intorno, ma Williams è uno dei punti più strategici per la visita al
Grand Canyon, perciò in alta stagione è molto difficile trovare da dormire.
Comunque le stanze sono pulite ed è questo quello che conta in fondo.
Facciamo un giro della cittadina, assistiamo ad un
finto duello west per strada e infine ceniamo in uno dei due posti più affollati. Si chiama
Pancho Pub McGillycuddy, e vi si può trovare un po’ di
cucina messicana, un po’
irlandese, carne fatta al momento sul barbecue e un tizio che suona e canta. Nel complesso una bellissima atmosfera di festa.
9 agosto
Partenza all’alba per raggiungere il
Grand Canyon. Sulla strada un
cerbiatto ci si getta contro la macchina... fortunatamente non si fa niente lui e nemmeno noi, ma questo è il nostro primo contatto con gli animali in questa vacanza.
Arriviamo a
Yavapai Point, dove la vista che ci si apre davanti è qualcosa di inimmaginabile, probabilmente una delle cose più belle che tutti noi abbiamo mai visto. Non è possibile descrivere la sensazione, so solo che trovarsi di fronte a qualcosa di tanto meraviglioso e sconfinato, ti fa sentire piccolo piccolo, ma soprattutto, per quanto mi riguarda, fortunato a poterlo vedere.
Decidiamo di fare un’immancabile
escursione (la più facile perché non siamo molto allenati, anzi proprio per niente...), perciò andiamo a
Bright Angel e iniziamo una meravigliosa passeggiata di circa 2 ore, scendendo verso la vallata. Alla fine della giornata, da quella direzione si arriva al
fiume Colorado, ma per noi è davvero troppo lontano, perciò ci fermiamo in un punto intermedio.
Il tempo intanto si fa molto brutto, fa freddo e sta arrivando un temporale e non è indicato stare sui sentieri di montagna con i fulmini, perciò ci sbrighiamo a risalire.
In realtà siamo fortunati e il temporale non ci raggiunge mai, così possiamo fare in auto tutto il percorso che ci eravamo prefissati:
Desert View Drive, Grandview Point, Moran Point, Lipan, torniamo indietro con la navetta verso
Yaki Point (raggiungibile solo con le loro comode navette), un belvedere strepitoso, soprattutto con la luce del tramonto e di un temporale appena passato, e infine giungiamo a Navajo Point.
Usciamo dal Grand Canyon in direzione
Cameron ed entriamo nella
riserva indiana.
Il nostro alloggio, il
Cameron Trading Post è un posto meraviglioso, in mezzo al deserto; la città di Cameron praticamente è composta esclusivamente da questo luogo, che fa da alloggio, ristorante, negozio di souvenir, stazione di servizio, ufficio postale e supermercato.
Ceniamo ovviamente al ristorante dell’albergo e io e la mia amica decidiamo di prendere il piatto consigliato dalla Routard, la specialità del luogo, il
Navajo Taco. Una delizia, ma la cosa più pesante mai ingerita. Una sorta di
pizza fritta ripiena di
chili con carne,
fagioli e
formaggio. Forse saremmo riusciti a finirne uno in quattro... ma sicuramente un’esperienza da fare.
10 agosto Ci svegliamo a Cameron con una meravigliosa vista sul
Little Colorado. Dobbiamo tirar tardi per arrivare, come da piani, alla
Monument Valley nel pomeriggio per avere una luce perfetta.
Perciò facciamo un bel giro nel negozio di souvenir dell’hotel, che è enorme e ha delle cose molto belle fatte
all’interno della riserva indiana (bisogna stare attenti perché accanto alle manifatture originali Navajo, ci sono in vendita anche
copie fatte in Cina)
Partiamo per la Monument Valley, passando per Tuba City, una cittadina abbastanza brutta.
Arriviamo alla Monument verso le 16, un orario perfetto. In questo modo abbiamo tutto il tempo di girarla con tranquillità, fermarci ad ogni punto d’osservazione per fare le foto e uscire in tempo per godere dell’incredibile
luce del tramonto. Anche questo è un luogo a dir poco surreale, visto e rivisto nei film western; è come se il tempo si fosse fermato alla fine dell'800 e nel 2011 girare con l’auto tra quei
giganteschi monoliti rosso fuoco è un’esperienza rara e mistica.
E’ quasi impossibile immaginare come gli agenti atmosferici abbiano potuto fare questo, erodere e scavare centinaia di metri di terra, soltanto in alcuni punti, lasciandone intatti altri. La potenza della natura in una delle sue più grandi manifestazioni, proprio come nel Grand Canyon.
Una piccola nota, per rendere l’esperienza in auto ancora più pregna di emozione, consiglio i
Pink Floyd come colonna sonora. Un must assoluto.
Lasciata la Monument Valley si parte alla volta di
Page e sulla strada ci imbattiamo in uno di quegli interminabili tramonti che ti mettono in pace con il mondo. Attorno a noi il nulla, nel cielo delle sfumature rosa/rosse mai viste e il sole una palla di fuoco vicinissima, ma allo stesso tempo irraggiungibile. Meraviglioso!
Arriviamo a Page che si è appena fatto completamente buio. Si tratta di una strana cittadina sul lago Powell, meta di molto turismo locale, ma di cui fatichiamo a trovare il centro; come sempre ci sono solo fast food e poco alcool (è molto difficile riuscire a bere anche una birra). Alla fine optiamo per comprare qualche birra al
liquor store per poi portarcele al
Backyard Grill, un posto molto carino che ha le sembianze di una villetta con i
tavoli nel cortile sul retro.
Una piccola nota: in alcuni stati è permesso comprare liquori nei liquor store e berli al tavolo del posto dove si mangia, che probabilmente non ha la licenza per vendere alcolici.
Unica regola i liquori devo essere versati in un bicchiere “anonimo” oppure nascosti nei classici sacchetti marroni di carta... mah...
11 agosto
Da Page ci dirigiamo verso l’
Antelope Canyon, che ci hanno detto essere fantastico, ma a causa di un’indiana un po’ rimbambita e di tempi un po’ stretti sulla tabella di marcia (il giorno prima abbiamo deciso di visitare anche il Bryce Canyon nello Utah), dobbiamo purtroppo rinunciare alla visita.
Per consolarci decidiamo di fare la nostra prima colazione americana a base di uova, bacon e pancakes da
Ranch House Grill. Una goduria!
La strada verso lo Utah è incredibile, si alternano continuamente zone deserte di rocce rosse, a verdi foreste ricche di pascoli.
Prima di entrare al Bryce, attraversiamo il Red Canyon, un’inaspettata serie di pinnacoli e guglie di un rosso intensissimo che contrastano con il verde degli alberi che li circondano.
Poi finalmente arriviamo al
Bryce Canyon, poco famoso, ma anch’esso una delle
meraviglie di questo viaggio. Lo spettacolo è pazzesco, una valle piena di rocce scavate in maniera assolutamente improbabile a formare delle specie di
stalagmiti rosso fuoco, il tutto circondato da foreste rigogliose. Uno spettacolo davvero mozzafiato! Da non perdere!
Usciti dal canyon ci dirigiamo verso
Saint Gorge, una cittadina mormona, scelta per la sua posizione più che per il suo fascino.
Alloggiamo al
La Quinta Hotel, un posto super e improponibile per le nostre finanze se non avessimo avuto la possibilità di usufruire di un magnifico sconto. Andiamo a letto presto perché l’indomani si parte per Las Vegas!
12 agosto
Non vediamo l’ora di andarcene da Saint George, questi mormoni sono un po’ inquietanti... ci sono solo negozi di souvenir religiosi e dentisti... mah...
La strada verso
Las Vegas è meravigliosa, prima un tratto scavato in una montagna, poi il deserto vero, anche se di cactus neanche l’ombra... solo qualche Joshua Tree ogni tanto.
Prima di andare all’hotel sullo Strip, abbiamo in programma di andare in un
outlet che dicono essere uno dei migliori della zona. Finalmente ci dirigiamo verso il cuore della città e il nostro hotel, il
Polo Towers.
Il primo impatto, anche se è giorno e non fa di certo lo stesso effetto che arrivare con le luci accese, è
incredibile. Le prime cose che si intravedono sono una
Statua della Libertà, una
Tour Eiffel, una piramide di vetro nero, una montagna russa i cui binari corrono tra i grattacieli e delle giostre all’ultimo piano di una torre. Semplicemente inimmaginabile.
La stanza dell’hotel è molto bella, abbiamo preso la
suite con camera matrimoniale e letto matrimoniale in salotto, ma l’impressione guardandosi in giro, è che quasi tutti questi hotel siano di altissima qualità e devo dire che i prezzi sono tutto sommato molto abbordabili.
In fondo la città deve attirare qualsiasi tipo di potenziale giocatore, senza creare troppe barriere sociali. Dato che passeremo a Las Vegas soltanto una notte, ci riposiamo un po’, ma appena ripresi, usciamo per goderci la serata.
Per prima cosa visitiamo l’
MGM Hotel e Casinò, poi l’
Excalibur, un vero castello delle fiabe. E infine ci concediamo un meraviglioso buffet da
20$ al Luxor. A Las Vegas è usanza per cena andare a questi grandiosi
buffet all you can eat all’interno degli hotel. Devo dire che il Luxor era consigliato come uno dei migliori e di certo non è stato da meno.
Dopo cena riprendiamo il nostro
giro sulla Strip, che nel frattempo si è riempita incredibilmente di gente (è anche sabato sera). E’ tutto così grande e luminoso. Quando credi di aver visto tutto, ti si presenta davanti agli occhi uno spettacolo del genere unico e irripetibile. Un lago enorme con giochi d’acqua e
luci al Bellagio, le
vie di Roma riprodotte fedelmente al Ceasar, i canali e le
gondole di Venezia al Venetian. Incredibile.
Completamente stremati, decidiamo infine di prendere il coraggio a due mani e ci buttiamo in mezzo all’ondata di gente per tornare finalmente all’hotel. Per quanto mi riguarda, una notte basta e avanza per godere dello spettacolo di Las Vegas, è quasi traumatico il passaggio dalle magnificenze della natura che abbiamo visto nei giorni precedenti, a questo trionfo incredibile della finzione più estrema. Detto ciò è un’
esperienza che una volta nella vita va fatta, se non altro per avere un’idea reale dei livelli che può raggiungere un artefatto.
13 agosto
In partenza per la
Death Valley. Tutti ci hanno detto che si tratta di uno dei posti più caldi al mondo, ma il cielo, man mano che avviciniamo, non è dei migliori, anzi sembra persino promettere pioggia. Devo dire che questa non è affatto una brutta notizia, perché in questo modo abbiamo sofferto l’afa davvero poco. Quantomeno all’inizio. Dopo qualche ora di viaggio, il navigatore ci fa svoltare in una strana strada, che dopo qualche minuto diventa sterrata. Per alcune ore ci troviamo assolutamente
in mezzo al nulla, se dovessimo forare una ruota ora, sarebbe un bel casino, non abbiamo idea di dove siamo e i cellulari non prendono.
Il navigatore però indica quella come la strada giusta per arrivare alla Death Valley. Dobbiamo fidarci. Fortunatamente dopo un po' riusciamo a tornare sulla strada principale asfaltata ed entriamo nel parco.
E' ancora un po' nuvolo, meno male! Questo ci permette di scendere dalla macchina a
Dante's View per fare una passeggiata e scattare le foto dell'
incredibile e surreale panorama che abbiamo di fronte, un gigantesco
lago salato prosciugato. L'effetto visivo che si ha è che il lago sia ancora pieno d'acqua, data l'enorme quantità di sale depositato.
La tappa successiva sono le
rocce levigate di
Zabriskie Point, una meraviglia, soprattutto per chi, come me, vive per il cinema!
Più tardi arriviamo nell'unico centro abitato del parco,
Furnace Creek, dove ci concediamo una pausa a base di birra fresca e ovviamente hamburger (fino a questo momento forse il più buono). A Furnace Creek fa un caldo terribile, non si riesce a stare al sole nemmeno un minuto, ma è l'ultima tappa che davvero ci mette alla prova, Badwater. Il lago salato ammirato da Dante's View. Si trova circa
86 metri sotto il livello del mare ed è proprio qua che ho provato il caldo più forte mai provato in vita mia,
46 gradi, ma con un livello di
umidità incredibile; persino fare quattro passi è una sfida, ma vogliamo arrivare al punto in cui c'è più sale, nel centro del lago, e da cui si può godere di una vista a
360 gradi della valle incredibile in cui ci troviamo.
E' una fatica allucinante, ma ancora una volta dobbiamo ringraziare che sia nuvolo, col sole a picco sarebbe stato assolutamente impossibile.
Ci rimettiamo in auto per una tappa molto lunga, dobbiamo raggiungere Visalia, a ovest del
Sequoia Park, in modo tale da essere, l'indomani, dalla parte giusta del parco.
Dalla Death Valley il navigatore indica 6 ore e 30. Ci mettiamo comodi.
Attraversiamo ancora una volta territori completamente deserti e meravigliosi. Ma la cosa più interessante è che
il paesaggio cambia continuamente.
Finalmente alle 22.30 arriviamo stremati all'
America's Best Value Inn di Visalia, devo dire che si tratta di un motel parecchio squallido (soprattutto la gabbia di cemento in cui è racchiusa la piscina), ma comunque mediamente pulito e quantomeno tipico. D'altronde tutti i posti erano già prenotati a fine luglio e su booking avevamo trovato solo questo. Nanna senza cena. Siamo troppo stanchi.
14 agosto
Sveglia con calma, la colazione la facciamo lungo la strada, con un caffè dal benzinaio e dei buonissimi
biscotti Chips Ahoy! Poi subito in marcia verso il Sequoia Park.
La
Giant Forest è una cosa incredibile, da fiaba, e il generale Sherman, il più grande organismo vivente per volume, mette quasi soggezione, da tanto è meraviglioso e imponente. Ci concediamo una bella passeggiata in mezzo alle sequoie (quando mai ti può ricapitare una fortuna del genere), la sensazione è quella di poter, da un momento all'altro, avvistare un elfo o qualcosa di simile.
Ma la nostra fortuna non è finita, anzi. Dopo esserci rimessi in macchina, ci capita di assistere ad uno spettacolo davvero incredibile, di fianco a noi ci sono due
orsi bruni, probabilmente mamma e figlio, che mangiano. Riusciamo a fare un sacco di foto, prima che le auto ferme dietro di noi, inizino a reclamare il loro turno.
La strada per uscire dal parco, dalla parte di Fresno è meravigliosa e il paesaggio cambia ancora incredibilmente,
colline dorate e sterminati
campi di
alberi da frutta. Insomma la California così come è nota in tutto il mondo.
Fresno sembra una cittadina un po' morta, ma fortunatamente riusciamo a trovare la via in cui si concentrano tutti i locali più trendy.
Ci concediamo una birra californiana e poi una bella
cena da Denny's. La notte la trascorriamo all'
Ambassador Inn, motel molto carino e pulito.
15 agosto
Purtroppo il nostro motel ha l'unica pecca di avere una convenzione per fare colazione al MacDonald's di fronte. Orrore! Attorno a noi gente che mangia hamburger di maiale come fossero frollini. Beh sono esperienze anche queste. Prima di partire per lo
Yosemite, ci fermiamo in un
negozio di cose vintage, di cui avevamo visto la pubblicità la sera prima. Io e il mio ragazzo, rimaniamo fuori mentre i nostri due amici entrano a comprare un po' di regali. L'esperienza si rivela interessante in quanto il proprietario del negozio a fianco, con una copia di
Cucina Italiana sulle gambe, inizia a chiederci quale pensiamo sia la pasta più buona in Italia, se noi la facciamo in casa etc. ci fa assaggiare il sugo al pomodoro che ha cucinato la sera prima (purtroppo sono ancora le 10 di mattina e il nostro stomaco è già stato notevolmente messo alla prova) e poi ci porta nel suo
orto sul retro del negozio per farci assaggiare
fichi e peperoncini coltivati da lui da qualche anno. E' talmente gentile che ci regala quattro Chili Tepìn da piantare una volta a casa. Davvero molto simpatico.
Finalmente si parte per il parco.
E' davvero bellissimo, anche se onestamente c'è un po' troppa gente, essendo ferragosto.
Nonostante le code per i parcheggi, riusciamo a vedere le
cascate e a concederci due percorsi, il
Cook's Meadows e il
Lower Yosemite Falls, da cui si scorge un panorama splendido delle cascate. Siamo fortunati perché ad agosto di solito le cascate sono quasi asciutte, invece noi ci troviamo sotto ad un bellissimo e imponente getto d'acqua.
Durante il percorso, ci imbattiamo ancora una volta in
numerosi cervi,
cerbiatti e scoiattoli, e una ranger ci dice che qualche giorno prima, su quello stesso sentiero, erano stati avvistati alcuni orsi. Non ci disperiamo, dato che noi gli orsi siamo già stati molto fortunati a vederli al Sequoia.
Ritorniamo sulla strada e, seguendo il fiume, con una vista mozzafiato al tramonto, arriviamo a
Merced, ad un altro
America's Best Value Inn. Questa volta molto più carino di quello di Visalia.
Questa sera abbiamo deciso di fare una pausa dagli hamburger e di concederci una tipica bistecca americana. Ci fidiamo del navigatore, che ci consiglia una
steakhouse,
The Branding Iron, devo dire, molto carina e in cui mangiamo molto bene.
16 agosto
Oggi si riparte per tornare sulla costa, non abbiamo prenotato nulla, vorremmo andare in zona Monterey,
Carmel e cercare un motel sulla strada.
Appena arrivati sulla costa, una coltre di nebbia e nuvole e la temperatura scende fino a 13 gradi. Incredibile!
Siamo venuti al mare per starcene un po' al sole in spiaggia e invece...
Passiamo per Carmel e le sue meravigliose
ville con giardini colorati e curatissimi. Ci fermiamo sulla spiaggia per farci qualche foto, nonostante il freddo e il vento, poi ripartiamo alla volta di
Big Sur, non era in programma, ma già che ci siamo, non possiamo non percorrere questa straordinaria strada panoramica, decantata in così tanti quadri, ma anche in canzoni e romanzi.
In effetti si tratta di qualcosa che ricorda molto le strade panoramiche della Bretagna o dell'Irlanda, ma con una vena selvaggia e incontaminata che quei posti non possiedono.
Pranziamo in un ristorante a bordo fiume, molto molto carino, intanto è anche rispuntato il sole.
Dopo esserci addentrati ancora un po' in queste regione straordinaria, decidiamo di tornare indietro e di raggiungere Salinas, una cittadina dell'entroterra, in cui dovrebbe essere più semplice trovare da dormire. Infatti troviamo posto per due notti al
Motel Best 5, niente di che, ma conveniente.
La strada centrale di
Salinas è molto carina, decidiamo di andare a provare una birreria consigliata dalla Lonely Planet, la
Monterey Coast Brewing, che propone una degustazione di
9 birre a 10 dollari. Le birre non sono però molto buone, anzi, niente in confronto a quelle tedesche, olandesi etc, a cui siamo abituati in Italia.
Il posto è comunque molto carino e frequentato e finalmente
mangiamo pesce, granchio e calamari, anche se ovviamente tutto fritto.
17 agosto
Sveglia e colazione molto minimal al motel, il tempo è grigio e freddo e decidiamo di andare a Monterey a visitare il
Fisherman's Wharf e l'acquario, dicono uno dei più belli del mondo.
Al molo, come a San Francisco, ma in miniatura, vediamo i simpaticissimi
leoni marini, e poi, anche se sono solo le 11.30, non riusciamo a dire di no ad un'ottima clam chowder.
Poi ci avviamo a piedi verso l'acquario e devo ammettere che è davvero fantastico! Ci sono le lontre, i fenicotteri, i cavallucci marini, le meduse e moltissimo altro.
Dopo la visita all'acquario, fa ancora troppo freddo per fare una passeggiata, perciò ci rintaniamo in un pub irlandese e ci concediamo un'ottima
Sierra Nevada (il fil rouge del viaggio).
A cena decidiamo di seguire ancora i consigli della Lonely Planet e andiamo alla
Salinas Fish House. Buono e atmosfera molto carina.
18 agosto
Personalmente oggi mi sveglio di umore fantastico, dopo 7 anni finalmente torno a
San Francisco! La città che mi ha fatta innamorare. In effetti è meravigliosa come me la ricordavo.
Dato che il check-in all'
Herbert Hotel è alle 15, andiamo a pranzo al Fisherman's Wharf, per l'esattezza da
Nick's Lighthouse, uno di quei ristoranti, forse un po' troppo turistici, sul retro del mercato, ma in cui si mangia un pesce fantastico. Ovviamente ci concediamo un favoloso
granchio e un
fritto di calamari, poi giro al Pier 39, in cui però è persino difficile camminare dalla marea di gente.
Dopo esserci sistemati al'hotel, francamente un po' troppo caro per quello che è poi il servizio; quello che si paga tanto è certamente la posizione, in pieno centro, a 2 minuti a piedi da
Union Square.
Iniziamo il nostro giro per San Francisco, cominciando da
Chinatown, proseguendo per
North Beach, poi in alto verso
Telegraph Hill, per poi tornare giù verso Union Square. Fa davvero freddo e iniziamo ad avere una certa fame, perciò in Powell street ci infiliamo in un tipico
diner anni '50, si chiama
Lori's Diner ed è tutto arredato con divanetti in pelle rossa, jukebox, auto e foto d'epoca. Meraviglioso e anche l'hamburger lo è, soprattutto perché accompagnato da un milk shake al cioccolato... ebbene sì, abbiamo voluto imitare le usanze gastronomiche americane... un tantino pesante per me... bilancio: da fare solo una volta nella vita.
19 agosto
Oggi abbiamo una giornata intera da dedicare a San Francisco. Dato che fa ancora un freddo pazzesco, decidiamo di fare tutto in auto, in modo da poter vedere il più possibile nel poco tempo che abbiamo a disposizione.
Prima di tutto
Lombard Street, con immancabili foto. Magnifica!
Colazione americana
Castro, in un posto chiamato
The Cove, probabilmente un'icona di questo straordinario quartiere a prevalenza omosessuale.
Poi continuiamo verso Haight, Russian Hill, Japantown, ci addentriamo persino a
Mission, fino a qualche anno fa una zona poco raccomandabile, ma oggi davvero cambiata in ogni suo aspetto. La cosa più sorprendente sono i murales, dovunque ti volti, specialmente quelli di Balmy Alley, una
via piccolissima,
completamente decorata di scene folcloristiche e di fiori. Fantastica!
Nel pomeriggio decidiamo di tornare ad Haight, in cui eravamo solo passati in macchina,
quartiere trendy pieno di locali molto belli. Beviamo una birra da
Hobson's Choice, l'atmosfera è talmente bella che non riusciamo ad andarcene, ma alla fine la fame prende il sopravvento e dobbiamo per forza uscire da lì.
La destinazione è un posto in Steiner Street, zona Lombard, che si chiama Barney's e ci è stato consigliato da una mia amica, passata di lì pochi giorni prima di noi.
Il posto non è niente di che, carino, ma poco caratteristico, ma l'
hamburger devo dire che è probabilmente il definitivo del viaggio. Buonissimo! Prima di andarcene in hotel, decidiamo di tornare alla
Coit Tower per immortalare
Frisco anche di notte. Fantastica!
20 agosto
Ultimo giorno. L'aereo parte alle 12.50. Lasciamo la nostra fedelissima Ford Flex con circa
5000 km e ci apprestiamo a intraprendere il viaggio di ritorno con già nel cuore un'incredibile nostalgia, ma allo stesso tempo tantissimi ricordi ed esperienze meravigliose che non scorderò mai.